La musica è la cura del mondo.

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Nel cuore di Napoli, tra i palazzi del quartiere Materdei, si nasconde un luogo speciale, uno spazio di cooperazione e resistenza. È il Giardino Liberato, ex Convento delle Teresiane per molto tempo abbandonato e lasciato all’incuria. In tempi recenti abitanti e associazioni del quartiere l’hanno reclamato, rimettendolo in sesto e dedicandolo ad attività sociali.

È il luogo perfetto per SIC che, in collaborazione con il Centro Giustizia Minorile della Campania e finanziato dal Dipartimento di Giustizia Minorile e di Comunità ha avviato un laboratorio di rap rivolto ai ragazzi in affido all’Ufficio Servizi Sociali Minorili di Napoli.

Condivisione, dedizione e rispetto non sono solamente le caratteristiche del Giardino, sono anche «i valori che ho provato a trasmettere ai ragazzi» racconta Massimiliano Paesano, l’istruttore di rap.

Nome d’arte BEATMAS, Massimiliano ha 24 anni, i capelli lunghi e le nocche tatuate, scrive canzoni rap da quando aveva 14 anni: «Pensa che da bambino studiavo danza classica» racconta ridendo «poi in prima media mi sono innamorato del pianoforte e non ho più smesso di suonare. Ma sono grato alla danza, praticare uno sport insegna la disciplina».

Ecco perché quando gli è stato proposto di collaborare con SIC non ci ha pensato un momento, «ho detto subito sì. Perché lo sport insegna il rispetto e la cura di te stesso, mentre con l’arte impari a dialogare con gli altri. Anche solo con un beat, non ci sono barriere.»

I primi incontri, racconta, sono andati così così; lui e i ragazzi hanno dovuto dedicare un po’ di tempo a entrare in confidenza. Un giorno alla volta si sono conosciuti, confidati e ovviamente «abbiamo ascoltato musica».

È stato fortunato, dice, perché la maggior parte di loro già sapeva fare rap «la teoria la conoscevano, il cuore degli incontri è stato riuscire a fargli capire che si può fare parte della società anche facendo il rapper. Certo, c’è gente che ancora pensa che non sia un mestiere, io ho dovuto fare l’istituto elettronico anche se volevo studiare musica. Si vive una lotta quotidiana, è dura ma non impossibile.»

Ascoltare, ascoltarsi e non mollare sono gli insegnamenti che ha provato a trasmettere ai ragazzi 

«Quando li ho portati in sala di registrazione ho visto il vero cambiamento, perché per la prima volta avevano la possibilità di risentirsi e di capire dove sbagliavano». 

Perché è impossibile non sbagliare mai, ma avere qualcuno che si siede con te, ti ascolta e ti accompagna mentre ripensi a cosa è andato storto, fa tutta la differenza del mondo.

Il problema principale di questi ragazzi è la mancanza di alternative: alcuni vengono da contesti molto degradati e hanno spesso seri problemi economici «chiaro che cerchi subito il modo per fare soldi facili»; altri hanno solo esempi distorti «mettiamo un caso generico, un ragazzino di Napoli che vuole fare il musicista; ma il padre è in carcere, la madre ha la fedina penale sporca perché vende sigarette di contrabbando, la sorella quindicenne è già madre di due o tre bambini. Se li guardi da questa prospettiva, ti viene da pensare che sia impossibile che prendano una direzione diversa. A chi possono guardare?»

La scuola spesso non si dedica a loro in maniera adeguata, eppure Massimiliano ha insegnato ai ragazzi anche la tempistica, la metrica, le rime «però con le figure retoriche si sono un po’ annoiati. La verità è che nessuno vuole perdere molto tempo con loro. Hanno la fedina penale sporca e quindi sono condannati per il resto della loro vita. Con SIC, con la musica e lo sport, gli facciamo vedere che hanno un’altra occasione. Che puoi fare il musicista anche se non hai molti mezzi e il padre avvocato. Certo, devi lavorare duro, forse due volte più duro rispetto agli altri, ma si può fare. E la ricompensa è enorme».

La ricompensa sono la dignità, il rispetto per sé stessi e la dedizione a un progetto mostrati da un ragazzo di 24 anni che passa i suoi pomeriggi a insegnare ad altri giovani, cresciuti attraversando le sue stesse strade, forse con un po’ più di sfortuna. «Per me, i ragazzi sono la mia vita. Anche loro sono ‘il futuro’, non solo quelli che hanno avuto una vita perfetta.»

Questi giovani si sentono persi. Vivendo la strada e la povertà, vivono tutti contro tutti, e fa male alla società intera, non solo a loro. Per questo è fondamentale che qualcuno gli mostri un percorso diverso, gli indichi che esiste un’altra possibilità. Magari attraverso la musica, perché senza musica «è come vedere il mondo in bianco e nero. La musica è la cura del mondo.»

Se sei parte di un’associazione o un ente e vorresti saperne di più sull’offerta formativa e i laboratori di SIC, sempre basati sui principi di inclusione e rigenerazione urbana e sociale, contattaci: saremo lieti di darti più informazioni.