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Mi chiamo Lamia El Haouat e studio Scienze della Comunicazione all’Università Alma Mater di Bologna.

Quando ho scelto di svolgere il tirocinio con Street is Culture, la cosa che mi ha colpito di più è stata l’unicità del progetto. Non si trattava solo di un’esperienza nel mondo della comunicazione, ma di entrare in una realtà che lavora con gli sport di strada e con tutto ciò che rappresentano: cultura, comunità, inclusione.

Fin dall’inizio ho avuto la sensazione che non sarebbe stato un percorso “standard”. E infatti non lo è stato.

Se dovessi descrivere SIC con tre parole direi collaborazione, appartenenza e inclusione. E non sono parole scelte a caso: sono quelle che ho vissuto ogni giorno.

In SIC nulla è mai scollegato. Ogni attività è parte di qualcosa di più grande. Il lavoro di una persona diventa la base su cui qualcun altro costruisce il proprio. È un sistema in cui tutto è interconnesso, e proprio per questo ogni contributo conta davvero.

Le mie settimane erano intense, fatte di mail, telefonate, messaggi. Soprattutto, ogni giorno lavoravo insieme ai miei compagni, non solo per portare avanti il progetto, ma per aiutarci a vicenda, per risolvere problemi insieme, per trovare soluzioni che da soli non avremmo trovato.

È questo che ha fatto la differenza.

Le mie mansioni principali riguardavano la promozione dei corsi e degli open day: dalla ricerca di scuole, enti e comitati, fino al contatto diretto e alla presentazione del progetto, spesso insieme a Magid. Un lavoro che mi ha permesso di interfacciarmi concretamente con persone reali, facendomi capire cosa significa davvero comunicare.

Non solo trasmettere un messaggio, ma costruire relazioni.

Dal punto di vista tecnico ho imparato a utilizzare strumenti come Excel, Thunderbird, Gmail e Meet, ma la vera crescita è stata nell’attitudine al dialogo, nella capacità di adattarmi alle persone e alle situazioni, e nel trovare il modo giusto per arrivare a un risultato.

Per la prima volta mi sono trovata a lavorare con scadenze reali e obiettivi concreti. E questo ha cambiato completamente il mio approccio. Quando sai che c’è un risultato da raggiungere, il lavoro smette di essere teorico e diventa qualcosa di tuo. Metti in gioco tutto quello che hai, anche al di fuori degli schemi.

Ed è lì che inizi davvero a crescere.

Il lavoro di squadra, per me, è stato fondamentale. All’inizio sapevo di poter contare sugli altri, di avere sempre qualcuno pronto ad aiutarmi quando non sapevo come muovermi. Ma con il tempo è successo qualcosa di diverso: sono diventata anche io un punto di riferimento per gli altri.

E questa è stata una delle soddisfazioni più grandi.

Sapere che qualcuno si fida di te, conta su di te e ti spinge a dare di più ti responsabilizza, ma allo stesso tempo ti motiva.

Ci sono stati momenti in cui ho capito che non era più solo un tirocinio. Succedeva soprattutto quando eravamo sotto scadenza, quando c’era pressione, quando c’era un obiettivo preciso da raggiungere. In quei momenti non lo vivevo come un obbligo universitario, ma come una sfida personale.

A livello umano, SIC mi ha insegnato la pazienza e la perseveranza. Mi ha fatto capire che i risultati non arrivano subito, ma si costruiscono nel tempo, lavorando con costanza e fiducia.

Mi ha anche fatto vedere la cultura urbana in modo completamente diverso. Non più solo come sport, ma come uno strumento di inclusione, un modo per creare connessioni e trasmettere valori che vanno oltre la disciplina.

Anche il rapporto con il territorio è stato sorprendente. Ho conosciuto persone di città diverse, con storie e competenze diverse, e nonostante la distanza fisica si è creata una connessione reale. È stato come sentirsi parte di qualcosa di grande, anche senza essere nello stesso posto.

Se penso a cosa ha fatto davvero la differenza, torno sempre lì: il senso di squadra.

È quello che ha reso tutto più leggero, più stimolante, più vero. È quello che ha trasformato un tirocinio in un’esperienza.

Oggi mi sento sicuramente più pronta per il mondo del lavoro. Non solo per le competenze tecniche che ho acquisito, ma per la consapevolezza che ho maturato.

Prima di SIC ero confusa. Dopo SIC sono consapevole.

Consiglierei questa esperienza a chiunque abbia voglia di mettersi in gioco davvero. Non solo agli studenti, ma a chiunque voglia crescere, imparare e sentirsi parte di qualcosa.

Prima di chiudere, voglio ringraziare tutte le persone che hanno fatto parte di questo percorso.

Un grazie a tutto il team di SIC, e in particolare al team marketing, che mi ha accompagnata e supportata dall’inizio alla fine.

Un grazie speciale a Magid, per essere stato un punto di riferimento costante e per aver costruito una realtà in cui collaborazione, inclusione e crescita non sono solo parole, ma qualcosa che si vive ogni giorno.

 

Lamia El Haouat,

Scienze della Comunicazione, Alma Mater Studiorum, Università di Bologna