Skateboard Academy: una tavola per tutti allo Skatepark Moruzzi
Sabato 23 maggio, a partire dalle 15:00, Street Is Culture porta allo Skatepark Moruzzi — in via Moruzzi, Pavia — la sua Skateboard Academy. Dalle 15:00 alle 16:00, meteo permettendo, chiunque voglia provare a salire su una tavola per la prima volta potrà farlo gratuitamente, con l’attrezzatura inclusa. Niente da portare, niente da comprare: basta presentarsi. La lezione sarà tenuta da Davide Breck, istruttore della rete SIC.
Link per prenotarsi: https://streetisculture.com/servizi/open-days/
“Giochiamo la Strada”: un pomeriggio di festa e divertimento
Sempre sabato 23 maggio, nella stessa via Moruzzi, si svolgerà “Giochiamo la Strada”, il pomeriggio organizzato dall’Associazione Moruzzi Road per la 17ª edizione di BambInFestival. Il festival, che quest’anno si svolge dal 18 al 24 maggio 2026, conta 70 eventi e il coinvolgimento di 60 enti in tutta la città. La sua forza sta proprio nel muoversi tra i quartieri e i luoghi pubblici, dall’area Moruzzi al Castello Visconteo, con una vocazione comunitaria che lo distingue da un semplice cartellone di eventi. Il programma prevede i “giochi di una volta”, una passeggiata ecologica con le Guardie Ecologiche Volontarie del Parco del Ticino alle 16:00, e alle 17:00 “Colorando”, un laboratorio a cielo aperto con pennarelli e gessetti guidato dall’artista Lele Picà e Casy-77. A chiudere, un momento conviviale tra tutti i presenti.
Ma chi è Davide, e perché vale la pena ascoltarlo?
“Insegno skateboard, ma in realtà insegno alle persone a diventare qualcuno”
Davide Vrech è nato a Pavia nel 2005 e cresciuto a Binasco. Ha scoperto lo skateboard da bambino, quasi per caso, davanti allo scaffale di una Decathlon.
“Avevo sette o otto anni e trovai il Penny — la tavola che andava di moda in quel periodo — e iniziai a skateare con quella. Poi i video su YouTube, le volte che passavo vicino agli skatepark… la cosa mi mandava fuori. Ho preso la decisione di imparare davvero, di fare i trick e andare allo skatepark, e da quando ho iniziato le medie skato due o tre volte a settimana. Non riesco più a smettere.”
Fin dall’inizio, per Davide lo skate non è stato semplicemente uno sport. “Rappresentava libertà di espressione. Ognuno chiude i trick in modo diverso, ognuno skata a modo suo: questo ti rende unico. E poi fa tanto gruppo: ti distingue, ma allo stesso tempo ti avvicina alle persone giuste.”
La famiglia, all’inizio, faticava a capire. “Non lo considerava neanche uno sport. Però mi ha sempre supportato. Vedendo i miei video hanno capito che stavo crescendo, che stavo diventando più forte.
Alla fine hanno iniziato a entusiasmarsi quando chiudevo un trick nuovo, a chiedermi come funzionasse, ad accompagnarmi agli skatepark quando non avevo ancora la macchina.”
Davide parla degli infortuni con onestà. “Il settanta per cento dello skate è paura. Gli infortuni ti debilitano. Io personalmente non li ho vissuti bene, perché riprendere tutti i trick era duro. Però mi hanno dato più consapevolezza di me stesso, di dove potevo arrivare e dove era giusto fermarsi. Ogni volta sono tornato a skateare con più forza di prima.”
È una filosofia che porta direttamente nel suo modo di insegnare. “Lo skate ti insegna che quando cadi, ci riprovi. Prima o poi raggiungi il tuo obiettivo. Ti dà una determinazione che poi ti porti dietro, anche fuori dallo skatepark.”
Per quanto riguarda le lezioni, Davide lavora prevalentemente con principianti. “Si comincia sempre con il cruising, ovvero girare nello skatepark, sentire la tavola sotto i piedi, prendere confidenza con le rampe. Poi si passa ai fondamentali: droppare, impostare bene i movimenti, e alla fine l’ollie.”
Proprio l’ollie è il trick che non manca mai nelle sue lezioni. “È il primo che si impara ed è quello che non va mai dimenticato. Migliorare l’ollie significa migliorare tutto il resto.”
Con i genitori diffidenti, il suo approccio è diretto. “Li rassicuro sulle protezioni, che riducono il rischio ma soprattutto danno più confidenza: chi è meno rigido si fa meno male. Però la cosa che funziona davvero è fargli vedere quanto questo sport sia bello. L’entusiasmo fa venire meno la paura. E poi, vederlo praticato in uno skatepark cambia tutto: agli occhi di un genitore diventa subito qualcosa di concreto, uno sport come gli altri.”
Davide insegna nella rete SIC, un progetto che riunisce istruttori di discipline urbane. “L’obiettivo è giusto: far innamorare le persone di questi sport. Ha costruito una rete che avvicina gli appassionati e permette a questa passione di crescere nel tempo.”
Nel frattempo, lo skate gli ha aperto anche altre porte. “Ho scoperto il disegno, sto cercando di diventare fumettista. È una passione nata di riflesso dallo skate: prima i graffiti, poi il disegno. Lo skate ti porta in posti che non ti aspetti.”
Quando gli viene chiesto cosa succederebbe se non avesse mai incontrato lo skateboard, si ferma un momento. “Non saprei che identità avrei. Mi ha plasmato completamente.”
Il sogno di Davide invece è semplice, ma non scontato. “Vorrei che lo skate, il parkour, la BMX, i graffiti, gli sport di strada in generale venissero capiti per quello che sono. Chi pratica queste discipline non è un vandalo. Non esiste nessun legame tra microcriminalità e sport urbani: sono due mondi che non c’entrano nulla l’uno con l’altro. E vorrei vedere più attenzione agli skatepark sul territorio, perché possono diventare luoghi che danno una seconda chance a chi ne ha bisogno.”
Alla domanda “Se un tuo allievo diventasse un professionista, cosa speri di avergli lasciato?” Davide risponde con “L’entusiasmo. Quello che ti porta a impegnarti davvero, a sognare in grande. Il resto viene da sé.”
E per chiudere, la frase che riassume tutto: “Insegno skateboard, ma in realtà insegno alle persone a diventare qualcuno. Perché in questo momento storico, per un ragazzo, sentirsi parte di qualcosa è la cosa più importante.”
Pietro Chiappa
Studente di Lingue Straniere Moderne
Università del Piemonte Orientale


