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Mi chiamo Emma Meschi e studio Design del Prodotto e della Comunicazione all’Università di Genova.

Quando ho scelto di fare il tirocinio in Street is Culture, la prima cosa che mi ha colpita è stata l’energia del progetto. Non mi è sembrata una semplice esperienza formativa, ma qualcosa di vivo e profondamente legato al territorio e alle persone. Non si è trattato solo di imparare, ma di entrare dentro una realtà concreta.

All’inizio immaginavo un percorso più teorico, forse di supporto, qualcosa di più vicino a quello che si vive normalmente all’università; invece ho trovato un ambiente dinamico, dove fin dai primi giorni mi sono sentita coinvolta in progetti reali e responsabilizzanti.

Ed è stata proprio questa la differenza. In SIC non sei mai solo una studentessa in formazione. Ti senti parte attiva di un progetto che ha un impatto reale sulle persone e sui territori.

Se dovessi descrivere questa esperienza con tre parole sceglierei dinamica, inclusiva e concreta.

Dinamica perché ogni giornata era diversa dalla precedente.

Inclusiva perché ogni persona viene valorizzata per quello che può offrire.

Concreta perché ogni attività lascia un segno reale.

Le mie settimane erano molto varie, ed è forse questo l’aspetto che mi ha stimolata di più. Alternavo momenti di progettazione, riunioni col team, attività operative e creazione di video. Non esisteva una routine rigida: ogni giorno richiedeva presenza, adattamento, creatività.

Mi sono occupata soprattutto della gestione dei social e del lavoro di contatto sul territorio. Dopo una fase iniziale di ricerca, individuavo scuole e comitati nelle città in cui si sarebbero svolti gli eventi, per poi contattarli e informarli sulle opportunità offerte.

È stata un’esperienza che mi ha fatto capire davvero cosa significa comunicare. Non solo creare contenuti belli, ma costruire connessioni.

Dal punto di vista tecnico ho avuto modo di lavorare con strumenti digitali che hanno reso questa esperienza estremamente formativa: Instagram e TikTok per la creazione di post e video, Facebook per la diffusione degli eventi nei gruppi locali e CapCut per il montaggio dei contenuti. Tutto questo mi ha permesso di sviluppare competenze concrete nella comunicazione digitale e nella gestione strategica dei social.

Ma la parte più importante è stata un’altra.

Lavorare con scadenze reali e con interlocutori concreti, come scuole e comitati, mi ha costretta a diventare più organizzata e precisa. All’inizio è stato impegnativo, ma è stato proprio quel livello di responsabilità a farmi crescere.

Anche il problem solving è entrato presto nella mia quotidianità. Ci sono stati momenti in cui trovare contatti in territori con poche informazioni disponibili sembrava quasi impossibile. In quei casi ho dovuto cambiare approccio, adattare il metodo di ricerca, trovare strade alternative.

Ed è lì che capisci quanto un’esperienza del genere ti stia formando davvero.

Anche il lavoro di squadra ha avuto un ruolo centrale. Ho scoperto di essere molto più flessibile di quanto pensassi e ho capito quanto per me sia importante ascoltare, confrontarmi con gli altri e collaborare.

C’è stato un momento preciso in cui ho capito che non era più solo un tirocinio.

È successo quando ho iniziato a sentirmi davvero parte del progetto. Non più una persona esterna che osserva, ma qualcuno che contribuisce in modo concreto. Da quel momento tutto è cambiato: il lavoro ha iniziato a somigliare meno a un obbligo universitario e più a una responsabilità reale.

A livello umano, SIC mi ha insegnato il valore della collaborazione, dell’empatia e dell’impegno verso la comunità. Mi ha fatto guardare alla cultura urbana e al lavoro sociale con una consapevolezza nuova, più profonda, più concreta.

Mi ha anche avvicinata al territorio italiano, permettendomi di entrare in contatto con persone e realtà molto diverse. È stato arricchente e mi ha fatto sentire parte di qualcosa di più grande.

Se penso a cosa ha fatto davvero la differenza, però, torno sempre lì: il team social.

In particolare Christian e Giulia, che hanno reso tutto più leggero, più sereno, più stimolante. Con loro ho trovato non solo supporto professionale, ma anche un ambiente umano in cui crescere con tranquillità. È grazie a questo equilibrio che sono riuscita a vivere l’esperienza con più sicurezza.

E forse è proprio questo il cambiamento più grande.

Prima di SIC mi sentivo più insicura, molto legata alla teoria.
Dopo SIC mi sento più consapevole e più autonoma.

Non ha cambiato i miei obiettivi futuri, ma mi ha resa sicuramente più pronta ad affrontare il mondo del lavoro, con una maggiore capacità di gestire responsabilità vere.

Consiglierei questo tirocinio a chiunque voglia mettersi in gioco davvero, soprattutto a chi è interessato alla comunicazione e all’impatto sociale.

Prima di chiudere, voglio ringraziare tutte le persone che ho incontrato in questo percorso, perché ognuna ha contribuito in modo diverso alla mia crescita personale e professionale.

Un grazie speciale a Magid, per l’opportunità e per aver costruito una realtà capace di trasformare l’apprendimento in un’esperienza viva e profondamente umana. La sua visione si nota in ogni dettaglio del lavoro quotidiano.

Un grazie a Christian, che ha reso tutto più semplice e divertente, e a Giulia e Rayan, con cui ho avuto il piacere di condividere questo percorso.

Ringrazio anche il team corsi e il team marketing, con cui ho collaborato nelle ultime settimane, perché è proprio nel confronto tra persone e dipartimenti diversi che in SIC si percepisce davvero il senso di comunità.

Street is Culture, per me, è stato questo: il luogo in cui ho smesso di sentirmi solo una studentessa e ho iniziato a sentirmi parte attiva di qualcosa di reale.

Emma Meschi,

Design del Prodotto e della Comunicazione, Università di Genova