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Mi chiamo Beatrice Rossi e frequento il secondo anno della laurea magistrale in Comunicazione Digitale all’Università di Pavia.

Quando ho scelto di intraprendere il mio tirocinio in Street is Culture, quello che mi ha colpito di più è stato il suo impegno sociale. Non si trattava solo di organizzare eventi sportivi, ma di creare occasioni di partecipazione per persone di tutte le età, attraverso discipline meno comuni come il parkour o i rollerblade. Mi è sembrato fin da subito un progetto capace di andare oltre lo sport.

All’inizio pensavo che il mio percorso si sarebbe concentrato principalmente sulla gestione dei social media. In realtà, sin dai primi giorni, ho trovato qualcosa di diverso. Grazie alle mie basi in grafica, ho iniziato a lavorare alla realizzazione delle locandine, per poi spostarmi progressivamente verso la sezione press & copy.

È stato un percorso che si è costruito strada facendo.

Quello che distingue SIC da altre realtà, secondo me, è proprio questa possibilità di crescere senza schemi rigidi. Non sei bloccato in un ruolo, ma hai la libertà di sperimentare, di capire cosa ti piace davvero e di metterti in gioco sul campo.

Se dovessi descrivere SIC con tre parole direi dinamica, giovane e collaborativa.

Dinamica perché ogni giorno c’era qualcosa di nuovo da seguire.
Giovane per l’energia del team.
Collaborativa perché il confronto con i colleghi è costante.

Le mie settimane iniziavano sempre con l’analisi del file eventi del weekend. Da lì si organizzava il lavoro: divisione dei compiti, coordinamento con il team, pianificazione delle attività. Poi entravo nella parte più operativa: ricerca di testate giornalistiche, creazione di materiali grafici, scrittura e invio di comunicati stampa.

La seconda parte della settimana era dedicata ai recall e al monitoraggio delle pubblicazioni. Ed è proprio lì che arrivava una delle soddisfazioni più grandi.

Ricordo ancora la sensazione del primo articolo pubblicato. È stato uno di quei momenti in cui ho capito che non si trattava solo di un tirocinio. In università lavori su progetti teorici, mentre qui quello che fai ha un impatto reale.

Le principali attività che ho svolto sono state la ricerca di testate e pagine social nelle diverse città, la scrittura e l’invio dei comunicati stampa e la realizzazione delle locandine. Ho utilizzato strumenti come Canva ed Excel quotidianamente, migliorando molto la mia capacità di muovermi tra contenuti grafici e organizzazione dei dati.

Ma la differenza più grande non è stata tecnica.

È stata imparare a lavorare con scadenze reali e con clienti veri. Sapere che un errore o un ritardo può avere conseguenze concrete cambia completamente il modo in cui affronti il lavoro.

E quando gli errori succedono, impari ancora di più.

Mi è capitato, ad esempio, di sbagliare una data in un comunicato stampa e accorgermene solo dopo l’invio e la pubblicazione. È stato un momento critico, ma anche lì è entrato in gioco il team. In SIC il lavoro di gruppo si vive davvero: ci si confronta, si trova insieme una soluzione e si va avanti.

Lavorare in team è stata una costante del mio percorso. Ho capito di trovarmi molto meglio quando posso confrontarmi con qualcuno, chiedere aiuto, condividere idee. Questo mi ha aiutata a crescere non solo nel lavoro, ma anche nel modo di relazionarmi agli altri.

A livello umano, questa esperienza mi ha insegnato ad avere più pazienza, a dare il giusto peso alle difficoltà e a curare i dettagli. Ma soprattutto mi ha insegnato quanto sia importante sentirsi ascoltati.

Perché la cosa che ha fatto davvero la differenza, per me, è stata la possibilità di esprimere la mia opinione. Sentire che quello che pensavo aveva un valore, che potevo contribuire davvero al lavoro del team.

Non è una cosa scontata.

Dopo questa esperienza mi sento sicuramente più pronta per il mondo del lavoro. Non tanto perché abbia cambiato i miei obiettivi, ma perché ho acquisito sicurezza. Prima di SIC ero una studentessa molto focalizzata sulla teoria. Oggi mi sento più completa, grazie a un’esperienza che è stata allo stesso tempo pratica e umana.

Consiglierei questo tirocinio a chiunque abbia voglia di mettersi in gioco. In particolare a chi vuole vedere risultati concreti del proprio lavoro comunicativo e a chi cerca un ambiente in cui la propria voce venga davvero ascoltata.

Prima di concludere voglio ringraziare tutte le persone che hanno fatto parte di questo percorso.

Un grazie a Magid, per l’opportunità e per la fiducia che ha riposto in me fin dall’inizio. È grazie a questa visione che in SIC si crea uno spazio dove i giovani possono sperimentare, esprimersi e crescere davvero.

Un grazie a tutte le persone dei team con cui ho avuto la possibilità di collaborare durante questi mesi, e in particolare al team comunicazione, che è stato il mio punto di riferimento.

Ringrazio i “vecchi” componenti Emma e Francesco, che mi hanno insegnato tanto e sono stati fondamentali nel mio percorso.

Ringrazio Nicole, per il supporto costante e per essere stata non solo una collega, ma anche un’amica durante queste giornate.

Ringrazio Pietro, per la sintonia e l’aiuto reciproco che si è creato fin da subito.

Street is Culture, per me, è stato questo: il luogo in cui le idee prendono forma, ma soprattutto in cui impari a dare valore alla tua voce.

Beatrice Rossi

Comunicazione Digitale, Università di Pavia