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Questo martedì siamo andati alla scoperta del magico mondo di Gianluca Armeni, uno dei nostri istruttori, nonché punti di riferimento, all’interno di SIC.

Gianluca è proprio quello che si usa definire “un bravo ragazzo”. Ci accoglie fin da subito con un sorriso e la massima disponibilità. Capiamo subito che ha tanto da raccontarci.

Gianluca ha 27 anni ed il suo primo incontro con lo skate risale a quando ne aveva circa dieci. «Ricordo benissimo lo skate di mio cugino Emil: era distrutto, consumato, ma io ne rimasi affascinato. Ho sentito subito una connessione fortissima con quella tavoletta di legno. Ancora non sapevo nulla ma a distanza di anni ringrazio ancora Emil per avermi fatto conoscere quello che sarebbe diventato il mio migliore amico». Da lì è iniziato tutto: le prime discese da seduto, l’emozione in cerca della tavola perfetta per sé, i pomeriggi passati tra piazze e parchi, condividendo gli spazi comuni della sua amata Genova con altri fino a costruire amicizie profonde che durano ancora a distanza di quindici bellissimi anni. Insomma, c’è veramente chi sale su uno skate per gioco e, da quel momento, non riesce più a scendere. Per Gianluca Armeni, istruttore di skate a Genova, è andata proprio così: una tavola rovinata, un cugino più grande ed una scintilla che, a distanza di quasi vent’anni, è ancora accesa.

Gianluca chiarisce subito che lo skate non è solo uno sport individuale. «Certo, sulla tavola ci sei tu, i piedi sono certamente i tuoi e decidi tu che cosa fartene. Ma attorno a te nasce un legame di fratellanza, sono tutti con te e tu sei con gli altri.» Sorride con malinconia e poi prosegue: «È uno degli ambienti più sani che abbia mai vissuto. Mi ritengo un tipo piuttosto sportivo: ho provato il basket, il calcio; ma la naturalezza dei rapporti di amicizia che si creano fra gli skater non l’ho trovata altrove. Non c’è invidia, solo competizione con se stessi. Nello skate l’unico metro di paragone valido è la tua versione del giorno precedente. La soddisfazione viene dal superare se stessi, non gli altri. Non ci sono “gerarchie” ma un unico obiettivo condiviso: la comunità. L’apprendimento è basato sullo scaffolding. Se un compagno di squadra riesce in qualcosa che tu non sai ancora fare, sei felice e basta. È uno scambio continuo.»

Ed è proprio questo lo spirito che Gianluca infonde nella sua didattica. Lavora da anni con i più piccoli, con SIC è già il secondo anno. «Ho iniziato a insegnare al fianco di colui che è noto come “papà skate” di Genova. Mi piace tantissimo. Con i più giovani cerco in primis di essere loro amico. Per apprendere è fondamentale che il bambino si senta al sicuro, ci sono i tempi giusti per creare un reale legame di fiducia. Poi certo, sono l’istruttore: ci sono regole, metodo e bisogna che i ragazzi imparino a rispettare il proprio corpo. Fondamentale è che sviluppino il senso della responsabilità. Ma c’è un’unica cosa su cui non transigo: dai bambini ma anche dai genitori pretendo sorrisi e condivisione. Lo sport deve fare bene, non può diventare pressione, altrimenti è tutto inutile.»

Per Gianluca lo skate è davvero uno sport per tutti. Non servono caratteristiche fisiche particolari: «Io sono alto 1,82 e sono mingherlino; ho amici con fisici completamente diversi che fanno cose incredibili. Se ci sono limiti, sono tutti nella testa. Bisogna imparare a dominare la propria mente.» Proprio per questo consiglia di iniziare fin da piccolissimi: i bambini non hanno paura e questo è bene. «Il senso del pericolo è, probabilmente, ciò che porta più danni. Quando sono cresciuto, per paura di fare quell’evoluzione, di saltare quelle scale, mi facevo male. Invece da ragazzino, con meno freni, mi veniva tutto più semplice. E poi ci siamo noi. I bambini sono seguiti ad ogni mossa, garantisco la più totale sicurezza.»

Il gruppo è centrale: tutti sono sullo stesso piano, indipendentemente dal livello. Si impara non solo a stare in equilibrio sulla tavola, ma anche a stare in equilibrio nella relazione con gli altri. «Lo skate insegna la disciplina: impari a cadere senza farti male, a rialzarti senza lamentele e a stare in relazione. Impari che ogni cosa va guadagnata, spesso con fatica ed investendoci tempo; però impari anche che ciò che si guadagna con le proprie forze regala un senso di soddisfazione non altrimenti godibile. Ah! Fondamentale: alla minima mancanza di rispetto, scatta il confronto. Qui contano il benessere, l’amicizia e il divertirsi insieme, bulletti non ne vogliamo.»

Durante la settimana, dal lunedì al venerdì, Gianluca lavora in uno studio di progettazione, ma svegliarsi presto il sabato non gli pesa mai: «Sveglia presto e via con i ragazzi. Mi fa ritrovare l’equilibrio tra mente e corpo, ne ho bisogno. Sai, insegnare non lo vivo nemmeno come un lavoro: è una ruota positiva che gira… speriamo che continui a girare per sempre. Insegnando continuo ad imparare.»

 Gli abbiamo chiesto se lo skate fosse uno sport o una forma d’arte.

«Eh si che è uno sport, però ognuno si ricava il suo spazio, il suo stile, il suo modo di interpretare i movimenti. Non c’è mai uno skater uguale all’altro, ecco. E poi, soprattutto in questi movimenti del corpo, come uno si spinge, come uno muove la tavola, fa capire veramente tanto. È veramente un miscuglio di arte, stile di vita, sport: difficile da spiegare a parole, lo si capisce di più provando…»

A me, in effetti, Gianluca ha fatto venire una gran voglia di provare.

Controindicazioni: Attenzione!

Leggere questa storia può danneggiare fortemente lo scetticismo nei confronti degli sport di strada.

Per provare: contattaci subito.

Il nostro progetto coniuga la proposta motoria (Skateboard, Parkour, Breakdance) e artistica (Rap&Music, Urban Art) con spazi di confronto ed elaborazione delle abilità sociali (gestione delle emozioni, relazioni efficaci, pensiero creativo, empatia, gestione dello stress, consapevolezza). Ce n’è per tutti i gusti e per tutte le età.

 

Francesca Emilia Bordeianu,

Dottoressa in Lingue e Letterature moderne