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Mi chiamo Salvatore Liberto e frequento il corso di laurea magistrale in Entrepreneurship and Management all’Università degli Studi di Palermo.

Quando ho scelto di svolgere il mio tirocinio con Street is Culture cercavo qualcosa di preciso: un ambiente dinamico, dove la dimensione gestionale si intrecciasse con un impatto sociale reale. Non volevo limitarmi a osservare da lontano il funzionamento di un’organizzazione, ma entrarci dentro, capirne i meccanismi, contribuire davvero.

Entrando in SIC ho trovato molto più di un semplice ufficio.

Fin dai primi giorni mi sono ritrovato coinvolto nella gestione dei corsi, nella contabilità, nei rapporti con genitori e istruttori. Il lavoro non era diviso in compartimenti rigidi: tutto era collegato. La collaborazione con colleghi provenienti da regioni diverse d’Italia ha creato uno scambio continuo di idee, approcci e punti di vista. È stato proprio questo a generare risultati sorprendenti.

Se dovessi spiegare cosa rende SIC diversa da molte altre realtà direi questo: qui i dipartimenti non lavorano isolati. Non esistono confini tra le aree dell’organizzazione. Tutto è parte di un unico flusso. È un organismo vivente.

Il lunedì iniziava sempre con il controllo degli obiettivi da raggiungere. Da lì la settimana prendeva velocità: lavoro con il dipartimento Marketing, coordinamento dei corsi, gestione delle attività quotidiane. Ogni giornata portava con sé nuove sfide e nuove responsabilità.

Dal punto di vista operativo ho utilizzato strumenti molto concreti. Excel è diventato il mio alleato quotidiano per la gestione di database complessi, mentre la piattaforma Golee mi ha permesso di seguire i pagamenti e l’amministrazione dei corsi. A questo si aggiungeva una gestione professionale della posta elettronica e dei flussi di comunicazione interni.

La mia preparazione universitaria si è rivelata una base solida. Tuttavia, in SIC ho imparato qualcosa che difficilmente si sperimenta nei contesti accademici: la comunicazione per obiettivi. Analizzare dati, gestire community articolate, ottimizzare workflow digitali. Tutto con una cosa ben chiara: le scadenze.

Le scadenze erano all’ordine del giorno, e riuscire a rispettarle insieme al mio team è stato allo stesso tempo emozionante e formativo. Significava interfacciarsi con clienti e collaboratori reali, trovare soluzioni rapide, adattarsi agli imprevisti.

Perché gestire corsi significa convivere con l’imprevisto.

Non sempre è stato semplice, ma proprio in questi momenti ho sviluppato una forte capacità di problem solving. Grazie alla collaborazione costante con il team, ogni ostacolo diventava un problema da risolvere insieme.

Ed è qui che ho capito qual è il vero cuore di Street is Culture: il lavoro di squadra.

Se dovessi descrivere SIC con tre parole sceglierei team, coordinazione e appartenenza. Senza il supporto tra dipartimenti, senza la fiducia reciproca e senza la capacità di collaborare, nulla di quello che accade qui sarebbe possibile.

C’è stato un momento preciso in cui ho capito che non stavo vivendo semplicemente un tirocinio. È successo quando la collaborazione con i colleghi è diventata sempre più profonda. Quando il lavoro quotidiano ha iniziato a trasformarsi in relazione, confronto, sostegno reciproco.

In quel momento SIC è diventata qualcosa di diverso. È diventata una famiglia.

Dal punto di vista umano questa esperienza mi ha insegnato una lezione fondamentale: anche nei ruoli gestionali l’empatia è indispensabile. Lavorare nel sociale significa ricordarsi sempre che dietro ogni attività ci sono persone, storie, relazioni.

E questa prospettiva cambia completamente il modo in cui guardi al lavoro.

Un altro aspetto che mi ha colpito molto è stata la dimensione nazionale dell’organizzazione. Collaborare con realtà e colleghi sparsi in tutta Italia è stato incredibilmente stimolante. Lo scambio culturale con persone provenienti da regioni diverse è stato uno degli elementi più arricchenti del mio percorso.

Se oggi mi sento più pronto ad affrontare il mondo del lavoro è proprio grazie a questa esperienza. SIC mi ha dato un set di competenze concrete, ma soprattutto la sicurezza di potermi confrontare con contesti professionali reali.

Consiglierei questo tirocinio a chiunque abbia voglia di uscire dalla propria comfort zone. A chi non cerca solo un’esperienza da inserire nel curriculum, ma un ambiente dove mettersi in gioco davvero.

Prima di chiudere, però, voglio ringraziare alcune persone senza le quali questo percorso non sarebbe stato lo stesso.

Un grazie enorme al Team Corsi, in particolare a Dinu, ai miei mentori Mariafrancesca e Alessandro, al Team Marketing, al Team Social e Design, alle Risorse Umane. E un grande in bocca al lupo ad Alessia e Adriano, che prenderanno il mio posto.

Un grazie speciale anche ad Asia, per l’intervista e per avermi accompagnato nel raccontare e ripercorrere questa esperienza.

Ma soprattutto grazie a Magid.

Perché creare un’organizzazione come Street is Culture significa costruire molto più di un luogo di lavoro. Significa creare uno spazio dove i giovani possono imparare, assumersi responsabilità reali e crescere professionalmente e umanamente.

In SIC non sei mai solo un tirocinante. Se vuoi, puoi diventare parte di qualcosa che funziona davvero.

Salvatore Liberto

Entrepreneurship and Management, Università degli Studi di Palermo