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Federico Dainese: cosa significa muoversi nel Parkour

Da: Street Is Culture

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Federico Dainese è psicologo a 26 anni e futuro psicoterapeuta. 

Dal 2023 vive Pavia, città che ha conosciuto grazie al percorso magistrale in Psicologia. 

Nel tempo ha iniziato a inserirsi nel tessuto sociale pavese, avvicinandosi a diverse realtà del territorio e collaborando con la Polisportiva Popolare Pavese, con l’obiettivo di contribuire attivamente alla vita della comunità. 

Oggi porta la propria esperienza anche all’interno di Street Is Culture, convinto che il movimento possa diventare uno strumento capace di favorire crescita personale, consapevolezza e relazioni autentiche.

DALLA RICERCA AL PARKOUR

Prima di scoprire il parkour, Federico ha giocato a calcio per tredici anni. A un certo punto, però, ha sentito il bisogno di avvicinarsi a pratiche più creative, capaci di lasciare spazio all’esplorazione individuale. Dopo una prima esperienza con il Tai Chi, ha capito di desiderare qualcosa di più dinamico e intenso.

L’occasione è arrivata a Padova quando aveva 19 anni, la sua città d’origine, grazie all’incontro con un insegnante che gli ha fatto scoprire il mondo del parkour. Da allora quella disciplina è diventata parte integrante del suo percorso personale, un percorso che oggi dura da oltre sette anni e comprende anche altre pratiche corporee e di movimento.

CAMBIARE VISIONE DELLA CITTà

Uno degli aspetti che più lo affascina del parkour è il rapporto con lo spazio urbano. Attraverso questa disciplina, infatti, la città smette di essere un semplice sfondo e diventa un luogo da vivere attivamente.

“Quando inizi a praticare parkour, la città cambia completamente aspetto”, racconta Federico. 

Una panchina, un muro o una scalinata non sono più elementi anonimi del paesaggio urbano, ma occasioni di scoperta, gioco ed esplorazione. Imparare a muoversi nello spazio significa imparare anche a guardarlo con occhi diversi, riscoprendo possibilità che prima sembravano invisibili.

OLTRE GLI STEREOTIPI

L’immagine più diffusa del parkour è spesso quella di persone che saltano sui tetti o affrontano situazioni rischiose. Federico conosce bene questo stereotipo, ma ne offre una lettura molto diversa.

Per lui il parkour è prima di tutto un dialogo tra desiderio e paura. Da una parte c’è la voglia di esplorare e mettersi alla prova; dall’altra c’è la paura, un’emozione fondamentale che aiuta a riconoscere i propri limiti e a mantenersi al sicuro.

“Il parkour è rispettare queste due sensazioni che ci tengono sia vivi che in sicurezza”, spiega.

Non esiste una gara per compiere il salto più grande o l’impresa più spettacolare. Ogni persona segue il proprio percorso, con i propri tempi e le proprie possibilità. La sfida più importante è quella con se stessi.

PER SUPERARE GLI OSTACOLI DEVI AFFRONTARLI

Proprio per questa sua natura, il parkour possiede un forte valore educativo. Ogni nuovo movimento rappresenta una piccola sfida che può generare timore e incertezza. Il ruolo dell’istruttore diventa allora quello di proporre obiettivi che si trovino appena oltre la zona di comfort dell’allievo: abbastanza impegnativi da stimolare la crescita, ma comunque raggiungibili.

Secondo Federico, uno degli insegnamenti più preziosi che il parkour può offrire ai ragazzi è comprendere che la paura è una risorsa che può accompagnare il cambiamento e l’apprendimento perchè serve a proteggerci, ma non deve impedirci di fare esperienze nuove. Imparando a riconoscerla e a gestirla, è possibile affrontare sfide che inizialmente sembravano impossibili.

   
PRIMA DI SALTARE, IMPARA AD ASCOLTARTI

Federico invita i suoi allievi a concedersi il tempo necessario per apprendere senza fretta. 

Nelle sue lezioni la sicurezza viene prima di tutto: un movimento complesso non viene affrontato tutto insieme, ma suddiviso in tanti piccoli passaggi progressivi. Attraverso un lavoro costante, ciò che inizialmente appare difficile finisce per diventare naturale.

“Magari oggi quel salto non si riesce a fare”, spiega, “ma tra qualche settimana o qualche mese ci si accorge di essere migliorati al punto da riuscirci senza difficoltà”.

Questo approccio si riflette anche nella struttura delle sue lezioni, pensate per accogliere persone con livelli di esperienza molto diversi. Ogni incontro prevede una fase di riscaldamento, una di potenziamento attraverso movimenti naturali del corpo, una parte tecnica dedicata al parkour e una conclusione con rilassamento e stretching. Per ogni esercizio vengono proposte diverse varianti, così che ognuno possa trovare il livello più adatto alle proprie capacità e, se lo desidera, continuare a progredire. 

Chi è alle prime esperienze può sentirsi accolto e procedere con gradualità, mentre chi è più esperto trova nuovi stimoli per mettersi alla prova. A tutto questo si affianca l’apprendimento degli aspetti tecnici fondamentali della disciplina, come saper cadere, assorbire gli impatti e gestire il proprio corpo in modo sicuro ed efficace

LA PRIMA VOLTA CON STREET IS COLTURE

Quando ha scoperto Street Is Culture, Federico ha riconosciuto immediatamente il valore di un progetto capace di unire apprendimento motorio, crescita personale e sviluppo della comunità. 

In una società sempre più frammentata, solitaria e caratterizzata dall’uso costante della tecnologia e da relazioni spesso mediate dagli schermi:  ritiene fondamentale creare spazi in cui le persone possano tornare a vivere il proprio corpo, le proprie emozioni e il contatto autentico con gli altri, anche per riscoprire il senso della comunità

Per questo motivo ha scelto di portare i corsi targati SIC a Pavia, con l’obiettivo di creare una comunità di persone unite dal piacere del movimento ma anche dal desiderio di costruire relazioni più genuine e spontanee. 

«Con i corsi di parkour spero proprio di riuscire a creare questo: una comunità all’interno della città di Pavia che voglia divertirsi attraverso il movimento e crescere insieme». 

Per Federico, infatti, quando il corpo torna a essere attivo e presente, diventano più vive anche le emozioni, i legami e il senso di appartenenza agli altri.

LA GIOIA DI MUOVERSI 

Se dovesse riassumere in una frase il senso del proprio lavoro, Federico non avrebbe dubbi:

“Insegno parkour, ma in realtà ai miei ragazzi insegno la gioia del movimento, la gioia di usare il proprio corpo per muoversi, per giocare e per stare con le altre persone.”

È una visione che mette al centro non la performance, ma l’esperienza, il piacere di esplorare e la possibilità di crescere insieme agli altri.

NON SI NASCE PRONTI 

A chi è incuriosito dal parkour ma teme di non essere all’altezza, Federico lancia un messaggio semplice ma importante.

Troppo spesso si pensa di dover essere già preparati prima ancora di iniziare un percorso. In realtà è vero il contrario: basta avere il desiderio di mettersi in gioco. Le competenze arrivano con il tempo, attraverso l’esperienza e la pratica.

Nei suoi corsi, inoltre, si crea un ambiente collaborativo in cui tutti aiutano tutti. Certo, esiste un coach che guida il gruppo, ma l’apprendimento diventa una responsabilità condivisa. Si cresce osservando, ricevendo consigli e aiutando a propria volta gli altri.

ESSERE GRATO 

Guardando al percorso compiuto fino a oggi, Federico sente soprattutto gratitudine. In questi anni ha incontrato numerosi insegnanti che hanno contribuito alla sua formazione, non solo dal punto di vista motorio, ma anche umano ed emotivo.

“Ognuno di loro mi ha lasciato qualcosa”, racconta. “Ho visto tanta passione e tanta gioia negli occhi delle persone che mi hanno trasmesso queste pratiche.”

È anche per questo che oggi ha scelto di insegnare: per restituire ciò che ha ricevuto e continuare a trasmettere, attraverso il movimento, quelle opportunità di crescita che hanno arricchito il suo cammino.

Perché, in fondo, il parkour non è soltanto superare un ostacolo. È imparare a scoprire nuove possibilità, dentro e fuori di sé.

Giulia Sanguedolce 

Scienze umanistiche della comunicazione 

Università degli studi di Milano 

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