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Ci sono passioni che arrivano per caso e finiscono per accompagnarti per tutta la vita. Per Hristian Mitrev, conosciuto da tutti come Cris, lo skateboard è stato proprio questo: una scoperta nata quasi per curiosità e trasformata negli anni in uno strumento di crescita personale, capace di insegnargli molto più di qualsiasi trick.

Oggi Hristian è istruttore di skateboard a Piacenza per Street Is Culture, ma il suo percorso comincia molto prima.

Nato in Macedonia, arriva in Italia all’età di sei anni. Da bambino si definisce un ragazzo tranquillo, ma allo stesso tempo molto curioso. È proprio quella curiosità che lo porta ad avvicinarsi per la prima volta al mondo dello skateboard.

«Mi sono avvicinato allo skateboarding all’età di 10-11 anni. Girando fra le popolari vicino a casa mia c’erano degli skater più grandi che mi hanno incuriosito a provare. Dopodiché mi sono fatto regalare da uno di loro la mia prima tavola».

Una scena semplice, quasi ordinaria. Eppure è proprio lì che nasce una passione destinata a durare nel tempo.

Il ricordo del primo giorno sulla tavola è ancora vivido.

«Me lo ricordo come una scoperta nuova che mi affascinava tantissimo. Sentivo proprio che sarebbe stato l’inizio di qualcosa destinato a durare perché mi faceva sentire libero, creativo e figo nello stesso momento».

Libertà, creatività e identità. Tre elementi che ancora oggi riconosce come parte essenziale della cultura skate.

La sua famiglia non ha mai ostacolato questa passione. Certo, vedere un figlio tornare a casa con qualche infortunio non era semplice, ma il sostegno non è mai mancato.

«I miei genitori non mi hanno mai fatto storie. Erano dispiaciuti quando mi rompevo qualcosa, ma mi ammiravano anche perché una volta tolti i gessi ho sempre continuato come se nulla fosse successo».

Dietro questa determinazione si nasconde forse l’insegnamento più importante che lo skateboard gli abbia lasciato.

Per Cris, infatti, questa disciplina non riguarda soltanto la tecnica o la prestazione sportiva. Riguarda soprattutto la capacità di non arrendersi.

«Questa disciplina mi ha insegnato più di qualsiasi cosa a perseverare verso gli obiettivi posti. Essendo uno sport individuale, imparare vari trick o prendere coraggio per saltare da scalini e muretti sempre più alti richiede fiducia in te stesso costante».

Nello skateboard il fallimento fa parte del percorso. Si cade, si sbaglia, si riprova. A volte un movimento riesce subito, altre volte servono settimane o mesi.

«Magari passi dei giorni a provare una cosa che poi impari a volte subito, a volte dopo un mese o più tempo. Quella soddisfazione ti fa capire quanto la motivazione sia importante nella vita».

È una lezione che va ben oltre lo sport. Ed è proprio questo che cerca di trasmettere ai ragazzi che incontra durante i corsi.

«Spesso mi dicono: non sono capace, non posso farcela. Io, partendo dalle basi, gli dimostro che possono. Mi piace vedere come poi sorridono e mettono in pratica questa cosa».

Per lui insegnare non significa soltanto spiegare come eseguire un trick. Significa aiutare qualcuno a scoprire capacità che magari non pensava di avere.

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Quando parla dei ragazzi che partecipano alle sue lezioni, emerge chiaramente il desiderio di lasciare qualcosa di concreto.

«Innanzitutto felicità. E anche stanchezza addosso, perché mi piace far fare le cose e farli tornare a casa stanchi e soddisfatti di quello che possiamo fare insieme nell’arco di una o due ore di skate».

Una stanchezza positiva, quella che arriva dopo essersi messi in gioco davvero. Perché lo skateboard, se affrontato seriamente, richiede impegno fisico, concentrazione e costanza.

Guardando al futuro, Hristian sogna una cultura urbana sempre più riconosciuta e valorizzata.

«Vorrei che fosse presa più sul serio, che non fosse vista sempre come una cosa da strada o per ragazzi emarginati».

Una visione che nasce dall’esperienza diretta di chi sa quanto queste discipline possano avere un impatto educativo importante.

«Mi piacerebbe che ci fossero sempre più skatepark e posti in cui queste discipline possano essere praticate. In Italia siamo molto più improntati verso sport come il calcio e gli sport di gruppo, ma anche quelli individuali insegnano tantissimo, forse a volte anche di più».

Per lui, infatti, discipline come lo skateboard insegnano autonomia, responsabilità e fiducia nelle proprie capacità. Valori che accompagnano una persona ben oltre il tempo trascorso sulla tavola.

Se un giorno uno dei suoi allievi dovesse diventare professionista, non sarebbe il successo sportivo a renderlo più orgoglioso.

«Spererei che da me abbia imparato a non mollare mai. Che non smetta mai di credere in se stesso, nello skateboard come nelle altre cose della vita».

Una frase che racchiude perfettamente la sua filosofia.

Quando gli viene chiesto di completare la frase “Insegno skateboard, ma in realtà insegno…”, la risposta arriva senza esitazione.

«Insegno skateboard, ma in realtà insegno a credere in sé stessi. A non sentirsi incapaci di fare qualcosa che magari richiede soltanto impegno. Perché qualcuno può mostrarti come si fa, ma poi sta a te, con il tuo corpo e le tue capacità, realizzarlo».

E conclude con parole che riassumono il significato più profondo del suo lavoro:

«Insegno skateboard, ma in realtà insegno a credere in te stesso e che quasi tutto è possibile».

Prima di salutare, Hristian dedica un pensiero alle persone che hanno reso possibile il suo percorso.

Ringrazia i suoi genitori, che nonostante le difficoltà economiche hanno sempre trovato il modo di sostenerlo acquistandogli scarpe, tavole, ruote e tutto ciò che serviva per continuare a coltivare la sua passione.

Ma ringrazia anche gli amici con cui è cresciuto.

«Con quel gruppo ho imparato tantissimo. Ci siamo motivati a vicenda e se adesso ho le capacità di poter insegnare questa disciplina è anche grazie a loro».

Ed è forse proprio qui che si trova il significato più autentico della cultura urbana: nella condivisione, nel sostegno reciproco e nella possibilità di crescere insieme.

Perché dietro ogni tavola c’è molto più di uno sport. C’è una storia fatta di cadute, tentativi, amicizie e conquiste. E nel caso di Hristian Mitrev, c’è soprattutto una convinzione che continua a trasmettere ogni giorno ai suoi allievi: non smettere mai di credere in te stesso.

Viktoria Voloshyn

Studentessa di Scienze e Tecnologie della Comunicazione

Università degli studi di Ferrara