Lo skate può iniziare quasi per caso. Una tavola, una piazza, un gruppo di ragazzi più grandi e la curiosità di provare a fare qualcosa che, da fuori, sembra impossibile. Per Pietro Coppari è cominciato così, a quattordici anni. I ragazzi più grandi che vedeva in piazza sono stati i primi punti di riferimento: sono stati loro a insegnargli le basi e i primi trick, trasmettendogli non soltanto la tecnica, ma anche un modo di vivere lo skate.                                     

«Ho sempre avuto la tendenza a lasciare le cose a metà ma lo skate è stata una di quelle che è rimasta nel tempo» .

Dai ragazzi della piazza alla voglia di “ridare alla cultura” 

La sua prima scuola di skate non è stata una struttura organizzata, ma piuttosto i ragazzi più grandi incontrati in piazza che gli hanno insegnato i primi trick e trasmesso la passione. è stata un’esperienza che ha poi contribuito alla sua idea di insegnamento : «credo molto nel “ridare alla cultura” e nel tramandare la visione che mi ha accompagnato».  Insegnare è diventata così una forma di restituzione e condivisione con chi si trova oggi dall’altra parte della tavola, alle prime armi.

Imparare a fallire per raggiungere il trick

«Il fallimento fa parte del percorso, è una delle parti fondamentali di questa disciplina»

Nello skate si cade molte volte e imparare a cadere è parte integrante del percorso tanto quanto stare sulla tavola. Il fallimento ha infatti una doppia funzione: da un lato bisogna saper cadere per non farsi male, dall’altro è proprio la ripetizione degli errori a rendere ancora più soddisfacente il momento in cui un trick viene finalmente chiuso. 

Il percorso di insegnamento

Essere un istruttore significa stare accanto ai ragazzi mentre provano e sbagliano, incoraggiandoli a sviluppare una propria autonomia sulla tavola. Infatti un ricordo che conserva con affetto sono i primi ollie e quando uno dei suoi corsisti è riuscito a chiudere un kickflip. Sono quei momenti che rendono significativo e speciale il ruolo dell’istruttore: non si tratta semplicemente di spiegare come eseguire un movimento, ma di accompagnare qualcuno fino al momento in cui riesce finalmente a farlo da solo. 

Uno stesso spot, infinite possibilità 

Uno dei compiti più ardui dell’insegnare è sicuramente avere a che fare con gruppi composti da persone con abilità e livello differenti. Ma si può trasformare in un’opportunità.

«Tendenzialmente uno stesso spot si può approcciare sempre in due tre modi diversi, ed ognuno lo può skateare secondo il modo che più lo rispecchia». Non esiste infatti un modo corretto di vivere lo spot. Chi è alle prime armi può concentrarsi sulle basi, mentre chi ha maggiore esperienza può cercare una difficoltà ulteriore o sperimentare un movimento diverso. Ed è proprio questa libertà di interpretazione a rendere lo skate una pratica così personale.

La vera missione di Street is Culture, tra inclusione e comunità

Per Coppari insegnare skate non significa soltanto trasmettere tecniche e accompagnare i ragazzi nell’apprendimento. Significa prima di tutto creare uno spazio in cui possano sentirsi accolti, ascoltati e liberi di esprimersi. 

Ed è qui che entra in gioco Street is Culture. La sua missione, secondo lui, parte da un elemento tanto semplice quanto fondamentale: la relazione con i ragazzi. Ed in questo scenario di comunicazione, ascolto e connessione che lo skateboard si inserisce come strumento che va oltre la pratica sportiva. La tavola mette in relazione persone con esperienze, background e livelli di abilità differenti, creando così un terreno comune in cui tutti possono partecipare e imparare

Un altro elemento che lega profondamente lo skate alla filosofia di SIC è il rapporto con lo spazio urbano. Per lui riqualificare uno spazio non significa soltanto renderlo più bello o funzionale. Significa anche permettere alle persone di scoprirlo attraverso nuovi punti di vista: «Lo skate permette ai ragazzi di immaginare nuovi modi di vivere la città».

Lo skate alle Olimpiadi e la scena Italiana

Per lui, l’ingresso dello skate nel mondo olimpico rappresenta «un’ottima vetrina ed opportunità di crescita». E secondo la sua esperienza, l’Italia è pronta a cogliere questa opportunità di competere a livello mondiale. Tuttavia la disciplina è ancora sottovalutata e rimane la necessità di avere più strutture e skatepark adeguati. 

Che consiglio daresti a chi sta leggendo e vorrebbe provare a skateare, ma si sente troppo insicuro per iniziare?

«Di buttarsi! non si è mai troppo vecchi per cominciare e cadere è solo parte del percorso!».