Ci sono discipline che impari a scuola, altre che ti vengono insegnate sul campo da gioco e poi ci sono quelle che ti entrano dentro per puro caso, trasformandosi in una vera e propria filosofia di vita. È la storia di Biga Alessandre, cresciuto a Lagnasco — un piccolo comune in provincia di Cuneo — e oggi parte integrante della family di Street is Culture.
Sempre stato un ragazzo sportivo e disciplinato, Alessandre ha scoperto lo skateboard quasi per caso negli anni delle scuole medie, quando a Saluzzo è stato costruito il primo skatepark e un gruppo di amici ha iniziato a girare.
«Il primo giorno che ho provato lo skate ho sentito subito un senso di libertà e creatività immenso. Erano due aspetti che faticavo a trovare in qualsiasi altra disciplina.»
Un pezzo di legno e quattro ruote: quando la passione diventa realtà
Come spesso accade a 14 anni, i genitori osservano i primi passi dei figli con un mix di curiosità e scetticismo.
«La mia famiglia mi ha sempre supportato, ma mio padre all’inizio non era del tutto convinto: pensava che farei come con gli altri hobby, mollati dopo poco tempo per mancanza di reale interesse. E invece, a distanza di oltre quindici anni, sono ancora qui con i piedi ben saldi su quel pezzo di legno con le rotelle!»
Lo skateboard per Alessandre non è stato una parentesi da grandi competizioni, ma una vera scuola di vita: una valvola di sfogo per liberare la mente, concentrarsi sul proprio benessere e imparare il valore del supporto reciproco tra skater.
«La mia carriera non è fatta di gare o trofei. Ma ho imparato che passare un’intera giornata a provare e riprovare un trick senza riuscire a chiuderlo ti forma molto più di una vittoria facile. Ti insegna la pazienza.»
Genitori e stereotipi: perché lo Skate in un ambiente sano fa la differenza
Molti genitori guardano allo skateboard con una certa diffidenza, preoccupati per la sicurezza o condizionati dagli stereotipi legati al mondo urban. Alessandre, però, ha le idee molto chiare in merito:
«Non c’è davvero nulla di cui spaventarsi: gli stereotipi dipendono solo dall’ambiente in cui ci si trova. In un ambiente sano si costruiscono relazioni sane e si praticano discipline sane. Con le giuste protezioni e un approccio strutturato non c’è il rischio di farsi male. Ed è proprio questo che rispecchia Street is Culture.»
Lavorare con SIC per Alessandre significa prendere tutto ciò che ha imparato in 15 anni di pratica e trasmetterlo agli allievi in un percorso guidato, sicuro ed entusiasmante.
Come si svolge una lezione con Alessandre? Il lato umano prima di tutto
Accanto all’attività di istruttore, Alessandre lavora nella ditta di traslochi di famiglia. Questa concretezza si riflette nel suo metodo d’insegnamento, dove il contatto umano viene prima di qualsiasi abilità tecnica.
«Una mia lezione tipo parte sempre dalle persone. Ci si presenta, ci si scambia due chiacchiere su interessi, studi e passioni. Solo dopo aver creato una connessione reale facciamo il primo approccio con la tavola, rispettando i tempi e la determinazione di ogni allievo. Con i più avanzati partiamo dallo stretching per riscaldare articolazioni e legamenti, per poi girare in totale sicurezza.»
L’obiettivo principale non è sfornare campioni incalliti o creare competitività esasperata, ma lasciare un’immagine pulita e positiva della cultura street.
«Non mi piace l’immagine dello skater che si arrabbia con sé stesso se non chiude una figura. Se un mio allievo un giorno dovesse diventare un professionista, spero che abbia imparato da me la calma, la pazienza e il rispetto per gli altri.»
“Insegno skateboard, ma in realtà insegno a…”
Se chiedessi ad Alessandre di completare questa frase, la sua risposta non lascerebbe dubbi:
«Insegno skateboard, ma in realtà insegno a divertirsi. Per me, prima della competitività e delle skills viene sempre lo svago e la spensieratezza che la tavola sa trasmettere.»
Il futuro della cultura urbana in Italia sta finalmente cambiando, seguendo l’esempio di altri paesi europei dove queste discipline stanno ottenendo lo spazio e il riconoscimento che meritano nella società.
Un grazie speciale
Un viaggio di 15 anni merita i giusti ringraziamenti per chi ha reso possibile trasformare una passione in un’opportunità di insegnamento:
«Voglio ringraziare di cuore Street is Culture per la splendida opportunità che dà a noi ragazzi di metterci in gioco e fare di una passione un lavoro. E poi un grazie speciale va a mio padre, per avermi comprato quel primo skate a 14 anni, pur credendo che sarebbe finito in cantina a prendere polvere. Sono sicuro che oggi sia felice di vedermi ancora qui a trasmettere questi valori ai ragazzi.»
