Mi chiamo Francesca Serpe, ho 22 anni e sono una studentessa al terzo anno di Scienze della Comunicazione all’Università degli Studi di Bergamo. Quando ho scelto Street is Culture tra tutte le proposte di tirocinio, non sapevo ancora che quell’esperienza avrebbe cambiato non solo il mio approccio al lavoro, ma anche il mio modo di guardare al futuro.
Tra le tante opportunità disponibili, SIC mi ha attirato per due motivi precisi: la varietà delle offerte — dal marketing al blog, dalla press al design — e la possibilità di lavorare in smart working, fondamentale per chi, come me, deve incastrare studio e impegni extracurricolari in una vita universitaria già fitta di appuntamenti.
Quando ho scoperto che sarei entrata nel settore marketing, la prima reazione è stata di panico. Non avevo nessuna base economica e nessun corso universitario di riferimento. Eppure, dove pensavo che avrei trovato un ostacolo, ho scoperto che le mie capacità comunicative erano esattamente ciò di cui avevo bisogno. Attraverso e-mail, call e videocall, ho imparato che comunicare bene è già fare marketing.
La mia settimana in SIC seguiva un ritmo preciso: si iniziava con un allineamento del team, si pianificavano le attività, si divideva il carico di lavoro nei giorni a disposizione. La maggior parte del tempo era dedicata al contatto con i possibili partner, alla gestione delle comunicazioni via e-mail e alla partecipazione alle call di aggiornamento. Il venerdì era il momento del bilancio: si faceva il punto della situazione e si programmava la settimana successiva.
Gli strumenti che ho utilizzato sono Microsoft Excel, condiviso con il team; Google Workspace in tutte le sue forme — Meet, Gmail, Calendar — e piattaforme di project management che sui libri universitari non avevo mai visto.
All’università la comunicazione è studiata nella teoria. In SIC ho imparato a fare direct email marketing, a strutturare un funnel di comunicazione, a gestire scadenze reali con clienti veri. All’università se salti un appello puoi dare l’esame il mese dopo, ma nel lavoro se non rispetti una scadenza condizioni il lavoro di tutto il team e perdi credibilità di fronte al cliente. Questo è un impatto forte col mondo dei grandi, ma allo stesso tempo è stimolante e necessario.
La mia capacità di problem solving si è rivelata utile in diverse situazioni: ad esempio quando le iscrizioni a un open day erano ancora poche a pochi giorni dalla scadenza, invece di aspettare o andare in panico, ho iniziato a contattare enti e scuole via e-mail e telefono e la situazione si è risolta.
All’inizio pensavo di sapere come lavorare in team, ma SIC mi ha mostrato un lato di me che non conoscevo: ho scoperto di essere una persona d’ascolto, di mediazione. Avevo paura che la distanza dello smart working avrebbe creato barriere; ho scoperto invece di saper fare squadra anche dietro uno schermo, valorizzando le idee degli altri.
Il momento in cui ho capito che questo non è solo un tirocinio è stato quando le mie e-mail e le mie proposte hanno cominciato a produrre effetti reali sui progetti. E quando ho iniziato a comunicare con i colleghi come se ci conoscessimo da sempre.
Prima di questa esperienza, vedevo il lavoro nel sociale come una realtà animata soprattutto da passione, forse meno strutturata a livello aziendale. SIC mi ha cambiato la prospettiva: dietro al sociale c’è una macchina organizzativa complessa, che richiede competenze di marketing e comunicazione tanto quanto il settore privato. La cultura urbana poi, oltre ad essere espressione artistica, è anche uno strumento potente di inclusione e rigenerazione del territorio.
Lavorare con ragazzi provenienti da regioni diverse è stata una delle sorprese più belle; mi sono accorta che, nonostante le distanze geografiche, condividiamo tutti le stesse ambizioni e paure per il futuro, ma soprattutto la stessa voglia di metterci in gioco.
Prima di SIC ero una studentessa piena di teoria e con paura di non essere all’altezza nella pratica. Dopo SIC sono una ragazza consapevole delle proprie capacità comunicative e meno spaventata dal proprio futuro lavorativo.
Un grazie speciale va a Magid, per la fiducia e l’opportunità. A Irene del team corsi, compagna fissa di organizzazione degli eventi. Ai membri del mio team — Cristian, Sonia, Maks e Diana. E a Giorgia del team social media: compagna di corso e amica stretta, con cui ho condiviso anche questo capitolo del percorso universitario.
Francesca Serpe
Studentessa di Scienze della Comunicazione
Università degli Studi di Bergamo


