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Mi chiamo Christian Vaccani e studio Scienze Umanistiche per la Comunicazione all’Università degli Studi di Milano.

Quando ho scelto di intraprendere il mio tirocinio in Street is Culture, la cosa che mi ha colpito di più è stata la capacità di questa realtà di trasformare la cultura urbana in qualcosa di strutturato, concreto, capace di parlare davvero ai territori. Non solo sport, ma anche un modello educativo solido, professionale e con una visione chiara.

Quello che non mi aspettavo, però, era il livello di responsabilità che avrei trovato.

Fin dai primi giorni ho dovuto gestire direttamente aspetti strategici della comunicazione digitale, lavorando sulle piattaforme social e intervenendo in prima persona su dinamiche tecniche che, fino a quel momento, avevo visto solo in teoria.

È stato un passaggio netto: dallo studiare la comunicazione al costruirla davvero.

Se dovessi descrivere SIC con tre parole direi sfidante, strategica e umana.

Sfidante, perché ti spinge continuamente a superare i tuoi limiti tecnici.
Strategica, perché ogni azione ha una logica, una direzione, una pianificazione precisa.
Umana, perché, nonostante tutto questo, al centro restano sempre le persone.

Le mie settimane erano un mix costante di analisi, progettazione e risoluzione di problemi. Lavoravo su dati, campagne, criticità tecniche legate agli account pubblicitari, ma anche sulla costruzione di materiali informativi per supportare lo sviluppo di nuovi hub sul territorio.

Non era mai un lavoro statico. Ogni attività aveva un impatto diretto su ciò che sarebbe successo dopo.

Tra le mansioni principali mi sono occupato di mappatura strategica di scuole e comitati, creazione di contenuti social per la promozione degli eventi e, soprattutto, di tutta la parte legata al media planning.

È qui che ho sviluppato una delle competenze più importanti del mio percorso: imparare a strutturare campagne sponsorizzate in modo efficace, comprendendo non solo la parte creativa, ma anche quella analitica e tecnica.

Lavorare con scadenze reali e obiettivi concreti è stato un banco di prova fondamentale. Non c’era margine per l’approssimazione, ogni errore aveva conseguenze e ogni decisione contava. E questo mi ha insegnato a essere molto più preciso, organizzato e consapevole.

Il problem solving è diventato parte della quotidianità. Mi sono trovato ad affrontare situazioni complesse, soprattutto legate a vincoli normativi e blocchi tecnici, che richiedevano analisi, rapidità e capacità di trovare soluzioni concrete.

Ma uno degli aspetti più importanti, per me, è stato il lavoro in team. Collaborando costantemente con Magid e con i miei colleghi, ho scoperto una mia attitudine naturale: quella di coordinare, di mettere ordine, di trasformare idee complesse in piani d’azione chiari e visivamente efficaci.

È stato lì che ho iniziato a vedermi non solo come esecutore, ma come qualcuno in grado di costruire e guidare processi.

A livello umano, SIC mi ha insegnato qualcosa che va oltre qualsiasi competenza tecnica: la resilienza. Un concetto che, in fondo, è lo stesso delle discipline street. Quando incontri un ostacolo, che sia tecnico, burocratico o organizzativo, non puoi fermarti. Devi trovare un modo per superarlo, adattarti, ripartire.

Ed è proprio questo approccio che cambia il modo in cui affronti il lavoro.

Anche la mia visione della cultura urbana si è trasformata completamente. Ho capito che gli sport di strada non sono semplicemente discipline, ma strumenti potentissimi di inclusione sociale e di rigenerazione dei territori.

SIC mi ha permesso di conoscere l’Italia in modo sorprendentemente capillare. Ho lavorato su realtà molto diverse tra loro, dalla Val Polcevera in Liguria fino a San Donato nel Salento. Analizzare bisogni, contesti e dinamiche così distanti mi ha dato una visione molto più ampia e concreta del Paese.

E forse è proprio questo il punto più importante. Vedere che ciò che nasce su uno schermo, una strategia, una campagna, un’idea, può trasformarsi in qualcosa di reale: un open day, un corso, un’opportunità concreta per dei ragazzi.

Questa esperienza ha rafforzato la mia volontà di proseguire nel mondo della comunicazione strategica e del digital marketing. Oggi mi sento molto più pronto per il mondo del lavoro, perché ho sviluppato autonomia operativa e una visione completa: non solo creativa, ma anche tecnica e gestionale.

Prima di SIC studiavo la comunicazione. Dopo SIC la costruisco.

Consiglierei questo tirocinio a chi non ha paura di mettersi in gioco, di assumersi responsabilità e di uscire dalla teoria per entrare davvero nel funzionamento di un’organizzazione.

Prima di chiudere, ci tengo a ringraziare tutte le persone che hanno fatto parte di questo percorso.

Un grazie sincero a Magid, per la fiducia, per le opportunità e per la capacità di trasmettere una visione che va oltre il lavoro quotidiano.

Un ringraziamento speciale al Team Social: a Emma, che è stata un punto di riferimento fondamentale e da cui ho imparato tantissimo, e a Giulia e Riyan, che hanno reso ogni giornata più stimolante e leggera.

Grazie anche a tutti i colleghi degli altri team, con cui si è creata fin da subito una forte sintonia, sia lavorativa che umana: dai membri passati come Dinu e Salvatore, a quelli presenti come Alessia e Cristian.

E infine, un grazie speciale a Giorgia, per la connessione immediata che si è creata fin dall’inizio.

Street is Culture, per me, è stato il luogo in cui ho capito che dietro ogni strategia digitale c’è qualcosa di molto più grande: persone, territori e opportunità reali.

 

Christian Vaccani,

Scienze Umanistiche per la Comunicazione, Università degli Studi di Milano