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Non capita tutti i giorni di trovarsi ad affrontare il mondo del lavoro a trecentosessanta gradi da un momento all’altro. Eppure, a volte, le opportunità migliori nascono proprio quando decidi di metterti in gioco senza troppi calcoli.

Oggi nel nostro blog facciamo spazio al racconto di Martina Laterza, studentessa della IULM di Milano, che ha vissuto da vicino l’anima e il dietro le quinte di Street is Culture (SIC). Questo è il suo diario di bordo, tra operatività, imprevisti notturni e lezioni di vita.

Ciao Martina! Chi sei e come sei arrivata in SIC?

«Sono Martina Laterza e frequento l’Università IULM di Milano. L’inizio del mio tirocinio in SIC è stato quasi improvviso: ad aprile stavo cercando un’opportunità nel settore in cui sogno di lavorare, ovvero lo sport. Avevo bisogno di una realtà dinamica che mi permettesse di iniziare subito per laurearmi nei tempi. Così ho deciso di buttarmi.»

Cosa ti ha colpita di più fin dai primi giorni?

«A colpirmi è stata da subito la natura dell’associazione: una realtà nata nel suo piccolo per aiutare le comunità locali e i giovani attraverso le discipline sportive e la street culture. Mi sono trovata fin dal giorno zero a contatto diretto con il pubblico che partecipa alle nostre attività: non si è trattato di fare fotocopie, ma di gestire persone, ed è stata la sorpresa più bella.»

Che cosa rende SIC diversa dalle altre realtà?

«SIC si distingue perché entra in contatto con le persone — dai bambini ai ragazzi fino ai loro genitori — in modo estremamente diretto e umano. L’obiettivo non è solo fare sport, ma usarlo come strumento educativo, di disciplina e di unione. E farlo su scala nazionale, grazie a una rete capillare di istruttori presenti in tutta Italia.»

Se dovessi descrivere questa esperienza con tre parole, quali sceglieresti?

«Dinamica, Divertente e Sorprendente. Non c’è mai una giornata uguale all’altra.»

Passiamo al lato pratico: di cosa ti sei occupata concretamente?

«Avendo un monte ore importante, ho ricoperto il ruolo di Chief Executive Assistant, affiancando direttamente Magid nella gestione delle relazioni con i clienti B2B e nell’organizzazione degli eventi aziendali.

Sul piano operativo ho utilizzato quotidianamente strumenti come il sistema di gestione della posta Thunderbird, Excel e la gestione professionale di WhatsApp Aziendale. Ma soprattutto, ho sviluppato competenze digitali molto concrete, come la gestione completa dei tesseramenti e della burocrazia sportiva.»

C’è qualcosa di tecnico che all’università non potrai mai imparare sui libri?

«Assolutamente sì: la logistica e l’allestimento fisico di un evento. Capire cosa significa montare una struttura, preparare gli spazi e gestire la presenza sul campo è qualcosa che la teoria non può insegnarti.

Inoltre, gestire scadenze reali e clienti veri è stato un banco di prova impegnativo. All’inizio non è facile stare dietro a responsabili, ritmi serrati e mille richieste, ma ti forza a sviluppare una grande capacità di multitasking.»

Parlando di imprevisti: raccontaci un momento di vero problem solving.

«Ce ne sono stati diversi, ma ne ricordo uno in particolare. Durante il tour nazionale che stiamo portando avanti in collaborazione con FEEL THE STREET, all’una di notte un istruttore mi ha comunicato che non avrebbe potuto presenziare all’evento delle 9:00 del mattino seguente per un imprevisto.

Mi sono dovuta attivare immediatamente “live”, nella notte, riorganizzando i contatti per trovare un sostituto qualificato pronto per la mattina dopo. In quel momento capisci cosa significa avere delle responsabilità!»

L’impatto umano e il lavoro di squadra: cos’ha fatto la differenza?

«Ho lavorato insieme a un team di tirocinanti giovani come me. Ci siamo sostenuti a vicenda fin dal primo giorno, creando un clima positivo in cui la comunicazione e la collaborazione erano al primo posto.

Il momento in cui ho capito che questo non era solo un tirocinio qualsiasi è stato quando ho partecipato al mio primo evento aziendale sul campo per un importante istituto bancario: lì ho realizzato che stavo vivendo un’esperienza professionale che mi sarei portata dietro per sempre.»

Come è cambiato il tuo modo di vedere la street culture e il lavoro nel sociale?

«Non avevo mai osservato da così vicino la dimensione dello sport urbano integrato al sociale. Lavorarci dentro mi ha fatto toccare con mano quanto discipline come lo skateboard, il parkour o la breakdance possano appassionare i ragazzi, educandoli ai valori sani della vita e strappandoli dalla strada. Inoltre, coordinando eventi su tutto il territorio italiano, sono entrata in contatto con realtà, persone e abitudini da diverse regioni, ampliando enormemente i miei orizzonti.»

Prima e dopo SIC: il bilancio finale

Se ti chiedessi: “Prima di SIC ero… / Dopo SIC sono…”, cosa risponderesti?

«Prima di SIC ero una ragazza senza esperienza nel mondo del lavoro; oggi sono una persona con molta più consapevolezza dei miei mezzi e di ciò che voglio fare. Mi sento decisamente più pronta ad affrontare il mondo del lavoro.»

Consiglieresti questa esperienza? E c’è qualcuno che vorresti ringraziare?

«La consiglio a chiunque desideri fare un’esperienza vera, concreta e sul campo nell’ambito del management sportivo. Un grazie speciale va a tutto il team di lavoro e a Magid per la fiducia e l’opportunità!»

Alessandro Carnelli

Studente di Economia & Management

Università degli Studi di Milano