C’è chi scopre la propria passione per caso, e chi invece la insegue fin da bambino, spinto da un bisogno quasi istintivo di superare i propri limiti. È il caso di Giacomo Sartini, giovane rider di BMX che ha trasformato una semplice bicicletta in uno stile di vita, fatto di cadute, sacrifici e sogni ancora tutti da realizzare.
Gli inizi: quando la bici non basta più
La storia di Giacomo comincia come quella di tanti bambini: una bicicletta, il primo giro senza rotelle, la scoperta dell’equilibrio. Ma per lui quel primo traguardo non è un punto d’arrivo, bensì l’inizio di qualcosa di più grande. Ben presto, andare “normalmente” in bicicletta inizia a stargli stretto.
«Poco dopo ho costruito una rampa perché mi sembrava troppo banale andare normalmente», racconta. Un gesto semplice ma rivelatore, che segna l’inizio di un percorso fatto di sperimentazione, tentativi ed errori.
È l’epoca in cui i video di BMX su YouTube diventano una fonte inesauribile di ispirazione. Giacomo si appassiona a tal punto da convincere i genitori ad acquistargliene una, anche se il primo modello, troppo pesante per progredire davvero, lo costringe ad attendere e mettere da parte i risparmi per acquistarne uno più leggero e performante. Da quel momento in poi, tra sessioni allo skatepark e i primi trick eseguiti con fatica, la sua strada nella BMX comincia a delinearsi con chiarezza.
Cadere per crescere: la tecnica come strumento di consapevolezza
Con l’esperienza, Giacomo impara presto che la BMX non è solo questione di talento o coraggio: tecnica e attrezzatura giocano un ruolo determinante nella progressione di ogni rider. «Quando comprai la seconda BMX, molto più leggera della prima, vidi che ovviamente era molto più semplice da gestire», spiega, sottolineando quanto i dettagli tecnici possano fare la differenza tra un trick riuscito e una caduta.
Ma è proprio nelle cadute che, secondo lui, si nasconde una delle lezioni più importanti di questo sport. Non si tratta solo di eseguire manovre spettacolari, ma di imparare a gestirne le conseguenze. «Ho imparato che farsi male è veramente facile e veloce», ammette con la consapevolezza di chi ha vissuto sulla propria pelle il prezzo degli errori.
Proprio per questo, quando si immagina nel ruolo di istruttore, mette al primo posto la gradualità e la sicurezza. Per Giacomo, la paura che spesso blocca i principianti è soprattutto un ostacolo mentale: «La paura è solo un fattore mentale, devi solo capire bene limiti del tuo corpo».
Un metodo fatto di pazienza e rispetto dei tempi
Nel suo approccio all’insegnamento, Giacomo dimostra una maturità che va oltre l’età. Sa che la BMX richiede coordinazione, controllo e costanza, qualità che non si costruiscono dall’oggi al domani. Per questo, il suo metodo si basa sul procedere per piccoli passi, senzaforzare le tappe dell’apprendimento: «È importante sempre andare step by step, imparando piano piano ogni movimento».
Una lezione ideale, secondo lui, dovrebbe partire dalla conoscenza reciproca tra istruttore e allievi, per capire il livello di partenza di ciascuno e costruire un percorso su misura: «Come prima cosa cercherei di conoscere un po’ i ragazzi e capire se sono tutti più o meno allo stesso livello».
Particolare attenzione viene riservata a chi fa più fatica: per Giacomo, non si tratta di correre verso risultati immediati, ma di costruire basi solide che diano fiducia. «Se qualcuno rimane più indietro, gli darò più attenzione», afferma, rivelando un approccio all’insegnamento che mette la persona prima della performance.
SIC e la BMX come scuola di condivisione
Uno degli aspetti che Giacomo apprezza di più in questo sport è la sua capacità di abbattere le barriere generazionali. Nella sua esperienza, l’età conta relativamente poco quando si parla di passione condivisa: gli è capitato più volte di imparare qualcosa da ragazzini molto più giovani di lui, così come di trasmettere le proprie conoscenze a persone più grandi. «Io sono dell’idea che non si smette mai di imparare: a volte ho imparato cose che non avrei pensato da dei ragazzini», racconta.
È proprio questo scambio continuo, secondo Giacomo, a creare un senso di gruppo autentico e inclusivo: «Con una passione in comune come la BMX sono sicuro che riusciremo a creare un bel gruppo». Un pensiero che riassume perfettamente la missione di Street Is Culture (SIC), realtà che ogni giorno riunisce ragazzi diversi per età, background ed esperienza, unendoli attraverso la stessa passione.
Superare i pregiudizi sulla cultura BMX
Come molte discipline nate nella strada, anche la BMX porta con sé lo stigma di essere considerata più un passatempo pericoloso che uno sport vero e proprio. Giacomo ha vissuto questa diffidenza prima di tutto in famiglia: «Anche i miei genitori non sostenevano molto questa cultura», ricorda.
Con pazienza e determinazione, però, è riuscito a far capire loro che si tratta di una disciplina che richiede impegno, responsabilità e piena consapevolezza dei rischi, proprio come qualsiasi altro sport: «Sono riuscito a fargli capire che è uno sport come un altro».
Oltre alla componente atletica, Giacomo sottolinea anche il valore educativo della BMX capace di sviluppare coordinazione fisica e, soprattutto, socialità: «Aiuta con la coordinazione e a divertirsi insieme a qualcuno che condivide la tua stessa idea».
Il riconoscimento olimpico
Un capitolo importante nella storia recente della BMX è rappresentato dal suo ingresso nel programma olimpico. Per Giacomo si è trattato di un passaggio significativo, che ha dato finalmente dignità e visibilità a uno sport nato spontaneamente per strada: «L’ingresso alle Olimpiadi secondo me è stata una cosa positiva, per aver riconosciuto la BMX come sport».
Continuare a sognare
Nonostante il percorso già compiuto, Giacomo non ha alcuna intenzione di fermarsi. Tra i suoi obiettivi più immediati c’è quello di tornare ad allenarsi con maggiore costanza, per affrontare trick sempre più complessi e iconici, come il tanto ambito backflip.
Accanto alle ambizioni tecniche, però, ci sono anche desideri più concreti e legati al territorio: prima fra tutti, la possibilità di avere finalmente uno skatepark nella propria città, uno spazio dove potersi allenare regolarmente senza dover cercare alternative di fortuna.
«Mi basterebbe solo averne uno nella mia città dove potermi allenare», confessa.
E poi c’è il sogno, quasi un rito di passaggio per ogni appassionato di sport action, di visitare uno dei luoghi più iconici al mondo per questa cultura: «Sogno di andare un giorno nello skatepark di Venice Beach».
Una storia, quella di Giacomo Sartini, che racconta bene cosa significhi davvero la BMX per chi la vive ogni giorno: non solo uno sport estremo, ma un percorso di crescita personale, fatto di cadute e rialzate, paure superate e obiettivi sempre nuovi da inseguire.

Giulia Sanguedolce
Scienze umanistica della comunicazione
Università degli studi di Milano

