Spesso quando si pensa alla street culture, alla breakdance o allo skateboard, la prima immagine che viene in mente è quella di un ragazzo in una piazza o in uno skatepark. Ma cosa c’è dietro la macchina organizzativa che rende possibili eventi, corsi e riqualificazioni urbane in tutta Italia?
C’è un lavoro invisibile ma fondamentale: quello della progettazione, della mappatura e della gestione dei dati. A raccontarcelo oggi sul blog è Diana Osadchuk, studentessa dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, che ha portato il suo background in Management e Design dei Servizi all’interno del team di Street is Culture.
Dalla teoria del Service Design all’impatto sul territorio
Frequentare un corso di laurea focalizzato sulla progettazione dei servizi significa imparare a capire come un’organizzazione risponde ai bisogni reali delle persone. Per Diana, la scelta di fare un tirocinio in SIC è nata proprio dalla voglia di applicare questo approccio al terzo settore.
«Non cercavo la classica esperienza aziendale formale. Volevo toccare con mano un’organizzazione capace di generare un impatto sociale concreto, unendo sport, inclusione e cultura urbana. Volevo capire come la teoria manageriale si applica sul campo.»
Oltre il mito dell’amministrazione: il potere della precisione
Mentre molti si aspettano che un tirocinio d’ufficio si riduca a mansioni ripetitive, il lavoro sui dati svolto da Diana si è rivelato un vero e proprio banco di prova strategico.
«Il mio compito principale è stato quello di costruire, mappare e aggiornare i database territoriali delle varie città italiane in cui operiamo. Mantenere le informazioni pulite, verificare i contatti di scuole e associazioni e preparare le liste di comunicazione significa creare la base su cui poi si poggiano gli Open Day e le attività per i ragazzi. Se i dati sono precisi, l’evento sul territorio funziona.»
L’utilizzo quotidiano di strumenti come Excel, la gestione professionale delle e-mail su Gmail e il lavoro condiviso online le hanno permesso di sviluppare una forte competenza nella gestione di grandi volumi di informazioni sotto scadenze reali.
Una prospettiva internazionale e multiculturale
Essere una studentessa internazionale ha dato a Diana una chiave di lettura speciale sul lavoro di rete che SIC svolge quotidianamente da Nord a Sud.
«Lavorare su progetti dislocati in diverse regioni italiane mi ha permesso di capire quanto siano variegate le esigenze dei singoli territori. È stata un’opportunità fantastica per immergermi nel tessuto sociale italiano, scoprendo anche la mia capacità di adattarmi a un team giovane, aperto e collaborativo.»
Il momento del cambio di passo: quando la fiducia fa la differenza
C’è un instante preciso in cui un percorso d’apprendimento si trasforma in una vera esperienza professionale: quello in cui ti viene affidata la responsabilità delle tue azioni.
«In SIC ho capito che il mio lavoro non era un semplice esercizio accademico quando mi è stata data piena autonomia nella gestione di interi database cittadini. Sentire che il team si fidava delle mie verifiche e delle mie decisioni mi ha fatto capire l’importanza e il valore del contributo che stavo dando.»
Il bilancio: una nuova consapevolezza per il futuro
Se chiedessi a Diana come sintetizzare questo percorso di crescita, la sua risposta fotograferebbe un passaggio netto:
«Prima di SIC ero una studentessa con molta teoria in testa ma poca sicurezza pratica. Oggi sono una risorsa autonoma, precisa e consapevole dei propri mezzi.»
Un’esperienza che le ha confermato la volontà di proseguire la sua carriera dove organizzazione, competenze digitali e impatto sociale si incontrano.
«Voglio ringraziare di cuore tutto il team di Street is Culture per l’accoglienza e la fiducia. Un grazie speciale va ai miei tutor per avermi guidata ogni giorno, permettendomi di trasformare ciò che studiavo nei libri in competenze reali per il mio futuro.»
